Run, Pauline: Acqua dal cielo (02/06/13)

Stamattina avevo molto sonno. Ovviamente. Era sabato, e il venerdì faccio spesso tardi, testardamente. E’ stato il maggio più gelido e piovoso che io ricordi e il piccolo spiazzo pavimentato davanti all’ingresso della biblioteca è sempre grigio scuro e lucido di pioggia. Ho notato un grosso lombrico rosa, un po’ ammaccato, vicino al muro. A me i lombrichi piacciono molto, non so perché, quindi l’ho raccolto delicatamente e ho cercato di metterlo in salvo depositandolo sulla terra ai piedi degli iris sfioriti, sotto le foglie verde scuro.
Nonostante la pioggia la terra mi sembrava troppo dura perché potesse infilarsi dentro, in più non capivo se fosse vivo o morto. Non aveva una faccia, non si muoveva, forse era anche un po’ schiacciato in un punto.
Allora sono entrata in biblioteca, ho riempito d’acqua una brocca e sono tornata dal lombrico. Gli ho versato addosso, piano, l’acqua, che ha imbevuto la terra rendendola color cioccolato, e mi è sembrato che il lungo corpicino rosa si muovesse leggermente.

Poi la mattinata è stata frenetica. Sono venute decine, e decine, e decine di persone. Non sapevo più dove accatastare i libri resi, ogni tanto ne rimettevo sugli scaffali quattro o cinque, al volo, ma poi dovevo correre immediatamente al banco del prestito perché si creava una piccola fila in attesa.
Quando sono uscita c’era ancora gente che arrivava. Sono sopraggiunte addirittura delle persone alle mie spalle mentre giravo la chiave nella serratura. Scusate, è proprio chiuso. E devo andare dal parrucchiere. Se volete consegnarmi qualcosa lo ricevo e lo scarico martedì, ma come vedete, la porta è chiusa, le luci sono spente, io sto andandomene e la biblioteca è chiusa.
In realtà io volevo controllare una cosa.

Mi sono accovacciata per guardare sotto gli iris, ho spostato cautamente le foglie, e la terra era lì, bagnata, ma il lombrico non c’era più.
L’aveva mangiato qualcuno? Un merlo, una colonia di formiche?
Spero si sia inabissato nella terra buia e confortevole, e stia facendo quello che fanno i lombrichi, quegli stupidi innamorati della pioggia, come le lumache, esseri troppo fragili e molli per la vita di superficie, così esposta e luminosa.

Stasera ero triste, triste, tristissima. Avevo anche litigato con una persona con cui non vorrei litigare mai e invece litigo di continuo, e sempre mi assale un senso di inutilità profondo e bruciante, lo provassi mille volte sarebbe sempre così, come il taglio di una lama affilata, che brucia e brucia e brucia.
Insomma ero triste, sono uscita lo stesso, avevo dato appuntamento a un amico, dopo dieci, venti minuti ho deciso di andare a casa, non aveva senso stare lì, ho detto che ero di malumore, è una giornata così, meglio se torno a casa a leggere, scusate, e mi sono alzata per andarmene.
In quel momento in bici passavano due miei amici, lei una delle mie amiche più care, lui il bassista del gruppo con cui ho cominciato a suonare da poco.
Ho chiesto loro se mi accompagnavano in un bar poco lontano perché dovevo prendere accordi per domani con la mia amica che lavora lì, e loro sono venuti con me. Quando è stato il momento di salutarci mi hanno proposto di andare con loro a bere qualcosa in un altro locale.
Ma sì. E lui mi ha portato sulla canna della bicicletta, una cosa che non mi capitava tipo da vent’anni!
Sono ripassata davanti agli amici di prima e già stavo ridendo.
E volevo dire: no, non siete voi, davvero, è che farsi portare in bici sulla canna è una figata, ti tira su il morale per forza.
E poi fuori dal locale abbiamo incontrato il batterista del gruppo con cui ho cominciato a suonare da poco, che aspettava il nuovo chitarrista del gruppo con cui ho cominciato a suonare da poco, e dopo un po’ ero seduta a un tavolino, faceva un freddo bestiale ma noi bevevamo e mangiavamo e alla fine ho anche mangiato un crème caramel, e il batterista mi ha detto ma come sei figa (vestita così), sembri la fidanzata di uno dei Ramones. E io gli ho ricordato che mi aveva detto la stessa identica frase stanotte in un locale, ma evidentemente lui stanotte era proprio sballatissimo e non si ricordava niente. D’altra parte io ero anche andata dal parrucchiere, e anche se per ogni singolo minuto avevo lottato con una tristezza infinita e schiacciante e avevo inghiottito le lacrime per non scoppiare a piangere mentre l’aiutante del parrucchiere mi tirava i capelli con la spazzola e il phon ora pensavo che tutto sommato quella ragazza aveva fatto un buon lavoro, e anch’io, in un certo senso, evitando di piangere.
E poi dopo un paio d’ore al tavolo si era unita un sacco di gente, praticamente la band principale in cui suona il chitarrista, che ha un nome bellissimo, e sto ancora spettando che mi diano la maglietta, e altri musicisti, fidanzate, faceva sempre più freddo ma io mi sono accorta con stupore che il mio dolore era quasi dissipato, come la nebbia. Era ancora lì che aleggiava, ma a sprazzi vedevo il mondo circostante.
E ho pensato che era il momento perfetto per tornare a casa.

Dovevo fare un sacco di strada a piedi per tornare alla macchina, e avevo come al solito degli stivali scomodissimi per camminare a lungo: ma d’altra parte stanotte ci avevo anche ballato, con quegli stivali, quindi sapevo di potercela fare, camminare per un chilometro fino alla macchina su un fondo stradale in diversi gradi di dissesto era solo questione di concentrazione.
Ho messo gli auricolari e ascoltando cover di Glee di pezzi dance sono tornata verso nord. Ascoltavo sempre la stessa canzone, e tenevo sospeso dentro di me quel cristallo che ruotava lentamente, la pace della mente, la gioia immotivata di essere salvi per un tempo breve.
E passando davanti a un ristorante ho incontrato gli altri amici, i primi. Ho fatto ciao, loro al di là del vetro mi hanno guardato stupiti, c’era anche la persona con cui avevo litigato, be’, discusso, ma più litigato direi, e che più tardi mi aveva detto che non si chiede scusa, uno deve assumersi le sue responsabilità.
Ecco, io mentre facevo ciao al di là del vetro, e al loro gesto che chiaramente voleva dire ma cosa minchia ci fai ancora in giro che avevi detto che eri di malumore e andavi a casa io rispondevo mimando uno dopo l’altro tutti gli strumenti di una band rock standard, pensavo che chiedere scusa non è affatto in contraddizione con l’assumersi le proprie responsabilità.
Io me le assumo: sono un’idiota.

E i ragazzi del karma stasera sono stati proprio gentili, hanno preso una brocca e hanno versato un’acqua invisibile sopra di me, sul mio stupido spirito rosa e molle e ammaccato, e gli hanno consentito di tornare nella terra umida e profumata, sotto le foglie degli iris, e, almeno per stanotte, di sognare.

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Informazioni su runpauline

Bibliotecaria, regina dei finti tamarri, conduttrice radiofonica, musicista, in psicoterapia da sempre, ho Venere al medium coeli e me ne dolgo. Prima di morire ho una lista di cose da fare che comincia con: Aurora boreale. con il nome diArabella Urania Strange scrive anche su una risista speciale: Quasi la rista che non legge nessuno http://www.obloaps.it/quasi/
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Una risposta a Run, Pauline: Acqua dal cielo (02/06/13)

  1. Guglielmo ha detto:

    Auguri al lombrico che confidiamo “si sia inabissato nella terra buia e confortevole, e stia facendo quello che fanno i lombrichi…” Anche a me accade di litigare, ogni tanto, “con una persona con cui non vorrei litigare mai…” e invece accade proprio con lei, che per me è speciale, come questa mattina. Sono momenti difficili da descrivere con gli aggettivi che conosco. Questa mattina un pensiero nomade si è sciolto nel sapone da barba mentre la lametta incespicava tra i peli ancora addormentati: “Ci urtiamo perché ci amiamo, altrimenti non ci scalderemmo tanto per una questione che può rientrare in una diversità di opinioni pura e semplice”. Ed ecco il seguito felice di una domenica che contiene non solo promesse : – lei mi dice: “la tua barba bianca mi piace ancora” ed io di rimando, mentre si avvicinava e percepivo il profumo dei suoi capelli, “anche con quella ciocca grigia non sei male”. Guglielmo (amico di Mimmo Cortese)

    Guglielmo Loffredi
    mail : guglielmo.loffredi@alice.it
    http://sites.google.com/site/nientealtrochepoesia/
    http://facebook.com/guglielmo.loffredi

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