La Squilibrista: Sola contro Anansie

Qualche anno fa mi stavo separando ed ero piuttosto confusa. Facevo tutto da sonnambula. Avevo spostato tutti i mobili di casa per avere l’impressione di vivere altrove, e la libreria era mezza vuota, a sinistra restava solo una compassionevole copia di Il topo e suo figlio che mi incoraggiava tutta azzurra e piena di ricordi. Oltre l’ultimo cane visibile, mi sussurrava. E io affrontavo i minuti successivi imbaldanzita e piena di speranza.
Poi passava, e io riprendevo a domandarmi: come farò?

Un giorno sono andata a trovare mio amico che si chiama F. ed era abbastanza inetto, ora è cambiato, ma allora sia io che lui non eravamo proprio le casalinghe che uno vorrebbe vedere dentro le case a fare tutte le cose perbene, pavimenti da lavare, tende da appendere, frigoriferi da riempire.
Abbiamo parlato a lungo di buddismo, seduti sul suo materasso, e lui alla fine di tutto mi ha raccontato che due notti prima aveva trovato un enorme ragno nero sul muro bianco della sua camera. In preda all’orrore e alla paura lo aveva steso con una librata, credo, o con la scopa. Insomma, per uno terrorizzato dai ragni era stato estremamente coraggioso.

Ma la storia non finiva qui. La notte dopo prima di andare a dormire aveva guardato con uno strano senso di inquietudine il punto deve si era manifestato il ragno gigante. E cazzarola ce n’era un altro, identico al primo: grosso corpo nero nettamente diviso in due segmenti, in cui non sapresti se mettere una cinturina o una collana, otto zampe arcuate con dei piedi come aghi. Stava lì tranquillo, non sembrava sentire l’odore del sangue di ragno che probabilmente aleggiava ancora lì intorno.
F ha dovuto fare ricorso a tutto il suo coraggio e con diciamo uno straccio ha steso anche questo.

Tornando a casa riflettevo sui mille disagi di tornare a vivere da sola, con i ragni che avrei dovuto affrontare e le api che avrei dovuto scacciare e i mobili pesanti che avrei dovuto spostare.
Per le api nessun problema, ma cambiare le lampadine?
Assicurare l’auto?
Cambiare il contratto per internet?

Era buio quando sono andata a letto. A quei tempi avevo ancora il letto da matrimonio, quello fatto costruire da me e A da un falegname che poi si era scoperto essere il più lento del mondo, Era una specie di armadio basso, un cassone su cui dovevo arrampicarmi e che mi consentiva di stare in piedi sul materasso con la testa a pochi centimetri dal soffitto. Stavo scivolando sotto le coperte quando ho sentito il richiamo del muro. Bianco, anche il mio. Ho guardato velocemente e santa madonna c’era un ragno nero sul muro!
Lo avevo immaginato grande, ma questo era enorme. Sapevo che era nero, ma non questo nero lucido e duro, come la corazza di un coleottero.

Non c’era nessuno lì, solo un gatto inutile. Ero sola contro il ragno. E non volevo ucciderlo.
Ma dovevo fare in fretta, prima che cominciasse a muoversi e magari scomparisse in qualche angolo buio da cui, potenzialmente, mi avrebbe minacciato per tutta la vita.
Mi sono alzata dal letto tenendolo d’occhio, sono arretrata fino alla porta e poi sono corsa in cucina a cercare qualcosa, un contenitore, una trappola per ragni, una colt.

C’era un contenitore di plastica abbandonato sul piano di finto marmo verdino. Ho ringraziato mentalmente la me stessa disordinata che da giorni si dimenticava di metterlo a posto, sono corsa nella stanza spoglia che un tempo era il nostro soggiorno libreria ufficio di A, e ho trovato un foglio bianco, A4, sicuramente uscito dalla roba di A, e sono tornata in camera pregando Dio dei Ragni fa che sia ancora lì ti preeeeeeeego!
C’era.
Grazie dio dei Ragni.

Mi sono arrampicata sul letto armadio come sulla tolda di una nave, ho preso la mira e ho intrappolato il ragno tra il contenitore e il muro. Il ragno si è spaventato e ha tentato di scappare, ma io tenevo il contenitore ben fermo contro il muro, e cercavo di non mettermi a urlare. Gli dicevo dai ragno, vogliamo tutti e due la stessa cosa, fermati. E quando si è fermato ho fatto un bel respiro, e ho pensato se scappa e mi cade su una mano muoio di infarto e mi trovano con la faccia a forma di urlo di Munch , come in The Ring II.
Poi ho scosso un po’ il contenitore, il ragno è caduto all’indietro, come un paracadutista che si lancia, io ho raddrizzato il contenitore e l’ho coperto col foglio.
Sono uscita di casa abbassando le maniglie coi gomiti. In giardino ho liberato il ragno.
Cioè, ho appoggiato il contenitore e ho fatto un balzo indietro. Il ragno prima era lì, uno scarabocchio nero sul grigio della plastica, poi non c’era più.

Giorni dopo durante un temporale si è sfilata dai cardini l’anta pesantissima di una finestra, e con uno sforzo disumano sono riuscita a rimetterla a posto da sola, fuori bufera, pioggia in faccia, tuoni e lampi.
Era un’anta che pesava mille quintali, non so come ho fatto.
Forse il ragno mi ha protetto.
Chi ha detto che gli dei devono essere graziosi?

 

anansie boys 2

Informazioni su runpauline

Bibliotecaria, regina dei finti tamarri, conduttrice radiofonica, musicista, in psicoterapia da sempre, ho Venere al medium coeli e me ne dolgo. Prima di morire ho una lista di cose da fare che comincia con: Aurora boreale. con il nome diArabella Urania Strange scrive anche su una risista speciale: Quasi la rista che non legge nessuno http://www.obloaps.it/quasi/
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