La domanda del pulcino assassino (31/05/2015)

Cerco di immaginare le schegge di vetro che rallentano e si fermano in aria.
L’ho visto accadere mille volte nei film di fantascienza: i frammenti luccicanti che galleggiano immobili, io che posso porre rimedio ad un errore di valutazione, rivedere le mie priorità, cambiare strategia e quando il tempo ricomincia a muoversi sono pronta a dare al destino una direzione giusta.
Invece il bicchiere si infrange sul pavimento, e taglienti triangoli scaleni schizzano per tutta la stanza.
Finiscono anche sotto i mobili, ne intravedo uno sotto il frigorifero, coi gatti di polvere.
Infilo la mano per recuperarlo, appoggio lo guancia sul pavimento.
Appiattendo la mano al massimo riesco a sfiorarlo con la punta di un dito.
Ma una zampa di gatto arriva più in profondità.
Così appiattisco la mano ancora di più, allargo le dita e riesco ad appoggiare il medio sulla superficie liscia del vetro. Lo faccio scivolare fuori con attenzione.
Poi resto qualche minuto con la faccia sul pavimento fresco.
Aprile è il mese più crudele, maggio fa cagare.

La notte sento un cuculo. Fa il verso che ti aspetti: cucu, cucu.
A me sembra straordinario: sono nella mia stanza, è notte fonda, il richiamo viene da un albero qui vicino. Sembra di essere nella foresta di Sherwood. Sono affascinata dal cuculo ma penso agli uccellini ignari che alleveranno i suoi pulcini. Mi ricordavo di averlo imparato alle medie, ho controllato su wikipedia ed è ancora vero.
C’è un articolo intitolato: Cuculo, il pulcino assassino.
Quel canto così misterioso viene da un ex pulcino assassino.

Quando sono molto stordita non riesco a leggere, faccio scorrere facebook per ore guardando i video di I F***ing Love Science. I pianeti, il dna, le mante che saltano per impressionare altre mante e sposarle.
Sono bellissime.
Quando sono meno stordita leggo o guardo puntate su puntate di serie tv.
Scrivere invece è difficilissimo.

Mia sorella mi ha scritto dei messaggi dopo aver fatto un’anestesia:
Fest
Enti verso
Zero
Stringon nulla.
Le ho scritto: Ahahahaha sei ancora sballatissima!
Lei mi ha risposto: Perché????
Penso che Fest ed Enti verso potrebbero essere concetti grezzi inviati da un’intelligenza aliena che balbetta nella nostra lingua. E Fest mi sembra che dia un’indicazione piuttosto chiara.
Dev’essere un’intelligenza aliena molto illuminata.

Con la faccia sul pavimento ho pensato che, comunque, ci sono delle me, dentro di me, nell’Enti-verso, che sono felici con facilità. Sto cercando di proteggerle. E’ difficile, rompo i bicchieri perdo le chiavi perdo la giacca arrivo tardi in ospedale a volte non ci vado neanche mi dimentico gli appuntamenti, e mi viene voglia di non essere felice mai più. Di sprofondare nel buio, come un pesce che nuota verso il basso nell’acqua sempre più scura.
Per fortuna ci sono sempre nuovi video da guardare.

Nel video le mante saltano, e l’oceano fa il rumore di un tamburo e l’acqua esplode e la Mobula Ray decolla col dorso nero di latex e le orecchie da Batman, si solleva come una piccola astronave da combattimento, ma non le interessa combattere il crimine o sconfiggere i Cylon, vuole solo dare una spanciata colossale e far innamorare un’altra Mobula Ray.
Tutto qui: spanciate e spruzzi, come in piscina a dieci anni.

Quando non riesco a pensare a nient’altro, il cuculo che canta e la manta che fa i tuffi volanti mi danno una piccola maniglia a cui aggrapparmi mentre conto fino a dieci ad occhi chiusi.

Mentre recuperavo il pezzo di vetro ho visto che sotto il frigo c’era un altro pezzo di vetro, in fondo in fondo, nascosto dalla polvere. Si vedeva solo guardando con attenzione.
Chissà che cos’era una volta: un bicchiere? Un coperchio? Una ciotola? Ho rotto più esemplari di tutte queste cose. Quel pezzo di vetro è lì da chissà quanto tempo. E’ troppo irraggiungibile per essere pericoloso, ma è lì.
Io lo so. Lui lo sa.
C’è un frammento così nel mio cuore.
Non credo che ci sia una mano piccola abbastanza da raggiungerlo.

Io e il frigo, però, tiriamo avanti abbastanza bene. Custodiamo la nostra punta scintillante e se nessuna la tocca, nessuno si farà male.

E anche stanotte ecco il cuculo. E’ quasi un suono meccanico, le prime volte che lo sentivo credevo che fosse l’allarme di un’auto.
Ma sai che è vivo dal modo in cui si sposta da un angolo all’altro del giardino,  con un intervallo silenzioso che è sicuramente riempito da un volo.

Quando è primavera in giardino c’è un’acustica completamente diversa da quella dell’inverno.
Per esempio, gli alberi quando c’è il vento cigolano.
Non è lo scricchiolio dei mobili che vengono spostati, è un rumore più melodioso, come se si stessero sgranchendo.
Adesso che lo spazio tra la mia casa e la casa di fronte è riempito da una marea di foglie i suoni si propagano in un altro modo, come se rami e foglie fossero la cassa armonica di una chitarra.
E’ un’acustica da disco stoner.

In questo momento il cuculo sembra vicinissimo. Sembra che faccia sempre la stessa domanda, senza stancarsi.
E’ solo un suono. Probabilmente mi farebbe lo stesso effetto il segnale di occupato di un telefono. Ma il cuculo ha una voce più bella, pura e profonda.
E anch’io ho una domanda indistinta che mi risuona nella testa.
Se solo riuscissi a capirla, non mi interesserebbe nemmeno trovare la risposta.

Ieri mattina invece ho visto su un ramo vicinissimo al mio davanzale un uccellino grande come una pallina, quelle di una volta, di plastica con le foto dei ciclisti. Cantava fortissimo, forte come un gabbiano, un canto assurdo per una gola così microscopica.
Era come guardare una particella di energia. Scommetto che urlava: E’ primavera, cazzooo.
Ma a me la primavera fa paura.
Tutta quella luce abbagliante. Ho paura di prendere fuoco.

Quando con la psichiatra ho ricostruito la Storia di Me Matta, la cronologia è stata spietata: aprile e maggio sono pieni di anniversari di catastrofi, crisi, fine delle relazioni, ricoveri, nuovi psichiatri, nuovi farmaci.
Poi, in un momento imprecisato dell’autunno, quando le giornate cominciano ad accorciarsi davvero, io comincio a risalire, e a gennaio sto fischiettando.
Vedere le date annotate sul foglio, come mi aveva chiesto di fare lei, e scoprire una ricorrenza così precisa, mi ha fatto sentire in un episodio di Fringe. Guarda, uno schema misterioso!
In realtà è uno schema diffusissimo.

E’ la prima volta in assoluto che comincia la primavera e io sono impasticcata dall’anno precedente.
Finora le mie storie con la chimica si consumavano in sette, otto mesi al massimo. Invece quest’anno ho aspettato aprile pronta, come una piccola guarnigione si asserraglia in un fortino.
Per ora il forte si difende.

Salta la mobula ray, strilla l’uccellino, il mondo è pieno di messaggi e io sono un’antenna.

Fest, enti-verso, zero. Stringon nulla (chi?).

Il mio preferito, però, è il cuculo che manda comunicazioni ad altri cuculi di notte, il pulcino assassino che suona come una campana buia e trasparente, e mi fa sentire in pace perché sembra che non verrà mai più giorno.
Ogni bicchiere che rompo, ogni errore che faccio, sono sempre io che esplodo in un miliardo di pezzi. E la manta, l’uccellino, il cuculo sono piccole schegge di me che stanno nel mondo senza essere distrutte. Saltano, volano, cantano. Solo dirlo mi fa tremare.

E’ in primavera che mi accorgo di quanto amo il mondo che odio e temo.
Ci sono lunghi minuti, lunghissime ore in cui sono felice.
Non me lo aspettavo.

E, quando sono felice, a volte un piccolo terremoto mi fa tremare le ossa, e mi domando Ma è il divano che trema o sono io?, e quando mi convinco che è il divano il terremoto finisce.
Lo sento finire, dentro di me, come un fiore che si richiude.

cuculo

Informazioni su runpauline

Bibliotecaria, regina dei finti tamarri, conduttrice radiofonica, musicista, in psicoterapia da sempre, ho Venere al medium coeli e me ne dolgo. Prima di morire ho una lista di cose da fare che comincia con: Aurora boreale. con il nome diArabella Urania Strange scrive anche su una risista speciale: Quasi la rista che non legge nessuno http://www.obloaps.it/quasi/
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