Dimostrami che non esistono gli elfi (13/11/2015)

Avevo chiesto io alla mia psichiatra di segnalarmi i corsi del CPS: dal racconto di un’amica mi era sembrato di capire che si parlasse di diagnosi ma anche di farmaci e di percorsi terapeutici: siccome ingurgito roba chimica ininterrottamente da un anno e mezzo, desidero informarmi. Il racconto della mia amica era veramente affascinante, ad un certo punto aveva parlato del cervello e di quello che gli succede quando stai soffrendo…. la mia amica rende affascinante qualunque cosa racconti. Un po’ perché ha gli occhi da manga, ma soprattutto perché la sua immaginazione copre gran parte del nostro quadrante di universo. Una volta l’ho sentita parlare per ore con un mio amico molto ostinato e razionalista della possibile esistenza degli elfi. Alla fine erano distrutti, ma lui di più. E in effetti, io che ascoltavo facendo finta di niente, non potevo non essere d’accordo con lei: alla fine è difficile dimostrare che una cosa non c’è.
Tipo l’anima.
O l’io.

Sono arrivata al CPS e il corso è cominciato in ritardo. Io avevo una seduta dallo psicanalista, dopo, e friggevo. Mi guardavo intorno mentre la sala lentamente si riempiva. Maschi, femmine, giovani, anziani, alcuni vestiti un pochino strani, ma io a volte mi vesto in modo anche più strano, e poi c’erano tre quattro ragazze carine, vestite in modo fico, che potevano essere uscite da uno studio legale.
Non c’era modo di capire che eravamo un gruppo di utenti del CPS.
Questa è una cosa importante: scommetto che molti si immaginano un gruppo molto diverso.
Poi i dettagli si notavano, ma io li noto anche in metropolitana. Il tipo vestito un po’ troppo da special operation, per esempio, seduto alla mia destra.
Ma la ragazza alla mia sinistra era carina e tranquilla.

Alle cinque e mezza è arrivato lo psichiatra e ha cominciato a spiegare.
Borderline di qui, borderline di là. Ho sbirciato il foglio che Special op teneva in mano, tutto sottolineato: l’intestazione del ciclo d’incontri era Il Disturbo Borderline.
Ho alzato timidamente la mano, in teoria le domande andavano fatte solo alla fine, ma io dovevo uscire prima per la mia seduta e lo psichiatra ha detto, va bene, allora sentiamo pure le domande.
Ho sorriso di gratitudine, ho aperto bocca e Special op ha fatto una domanda.
Così, come se io non esistessi.
Lo psichiatra gli ha risposto gentilmente, poi si è rivolto verso di me:
Scusi, che rapporto c’è tra il disturbo Borderline e il disturbo Bipolare?
Nessuno, ha risposto lui.

Ero andata a un corso sul disturbo sbagliato.
In effetti molte cose, nella descrizione del disturbo Borderline, non quadravano. Ho desiderato chiamare Woody Allen.
Sono scappata verso la mia seduta di psicanalisi post freudiana.

Poi mi sono fermata a fare la spesa e ho comprato roba da mangiare e, non so perché, un grosso cero, bianco nel suo contenitore rosso trasparente. Una via di mezzo tra una supposta e una rossana.
Mi piacciono le candele. Le loro lucine, l’aria misteriosa e fluttuante che prende qualunque cosa illuminino.
Poi sono andata a casa e ho guardato Facebook.
E dappertutto c’era Parigi.

Cerco di immaginare un gruppo di attentatori che si riunisce per sapere qualcosa di più della propria patologia.
Ci riesco.
Ma non fa ridere.

Poi mia cugina mi ha mandato un messaggio in cui mi invita ad esporre una candela accesa stasera, e io ho pensato, ah ecco il cero.
Cazzo.
Perché io non l’ho comprato pensando alla morte. Pensavo a riti magici chiacchierate sul terrazzo ombre sul soffitto prima di dormire.

Non è giusto, ma io provo una pena particolare per le persone che erano al Bataclan ad ascoltare un concerto. Le immagino benissimo perché sono uguali a me e ai miei amici.
E penso, ma quelli che sono entrati armati e hanno cominciato a sparare sul pubblico, sui musicisti, su Nick che vendeva le magliette, erano diversi? Li riconoscerei in metropolitana? No, ovviamente.

Penso a tutti i miei bambini, con diciottomila passaporti diversi, che entrano in biblioteca rumorosamente e mi fanno dei sorrisi grandi e mi dicono Ciao! O Ciao Professoressa! Bibliotecariaaaa! Io non voglio che debbano pagare per l’odio e l’infinita demenza e avidità degli adulti.
Io Non Voglio!!!!!!!
E farei un urlo da lupo, col muso verso la luna.
Non posso proteggerli.
Ci provo.

Quando cerchi significato nelle cose che fai, e per trovarlo devi farle con amore, lo so che a non tutti è concesso, però una cosa significativa al giorno si può fare, anche col pensiero, ecco: io non credo che ti venga voglia di fare del male a gente che non conosci nemmeno.

E’ difficile dimostrare che una cosa non possa esistere: gli elfi, l’anima. L’io.
La speranza.

elf 1

Informazioni su runpauline

Bibliotecaria, regina dei finti tamarri, conduttrice radiofonica, musicista, in psicoterapia da sempre, ho Venere al medium coeli e me ne dolgo. Prima di morire ho una lista di cose da fare che comincia con: Aurora boreale. con il nome diArabella Urania Strange scrive anche su una risista speciale: Quasi la rista che non legge nessuno http://www.obloaps.it/quasi/
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