Eccomi (28/07/2016)

Ero in garage che facevo passare scatoloni di fumetti quando è cominciato: una cortina grigia di pioggia così fitta che non vedevo il giardino a pochi metri. Sono rimasta lì un bel po’ accovacciata a sfogliare riviste, spolverare copertine, cercare di costruire sequenze di episodi, e anche se la schiena dopo un po’ mi faceva male stavo bene. Proprio bene. Persino la polvere, di tre tipi: quella dei libri, quella del garage, più gessosa, quella alzata dal temporale e soffiata nel garage, profumata di estate – mi piaceva, annusavo soddisfatta, impilavo, lisciavo, sbirciavo una pagina qua e una là.

Sono stata un mese in una riabilitazione psichiatrica, era come stare in un convento. Vita comunitaria, piccole incombenze, vuoto. Mi hanno cambiato farmaci. Prima stavo male, ora sto malino. Anche fuori di là, sto continuando a sentire il mio psichiatra per adattamenti di dosi e orari, per ingannare e depistare gli effetti collaterali. Che erano a 10 mg agitazione incontenibile unita a un rincoglionimento così spaventoso da farmi pensare che non dormivo mai, ma non ero neanche mai completamente sveglia. Era un po’ come agitarsi in una pozzanghera, ad essere un pesce.

Ora è ancora tutto così, ma sopportabile.

Poi magari si affievolirà tutto, tranne me, spero. Mi dispiacerebbe perdermi in un una pozzanghera poco più profonda, e inventarmi che è il mare.

La cosa tremenda è che non riesco a leggere. Le narrazioni di più di poche righe mi intontiscono. Mi perdo.

Mi sento furiosa. Ma anche piena di paura.

E’ così dunque? Un’officina perenne, una riparazione che non ha mai fine?

Ho bisogno di leggere. Credo. E di scrivere. Ma se non ci riesco, dovrò pensare. Tremendo.

Così strano, senza i trenini pazzi dei pensieri ossessivi. Così fermo. Io e questa io. Mi sembra di dover usare muscoli che ignoravo. E magari non ho. Il linguaggio mi ha sempre fatta sentire innamorata. Adesso questo potere mi indebolisce, perché è faticoso. Posso lavorare con pochissime parole, brevi pezzetti di storie, immagini piccole.

Dentro la mia testa, è un cineforum un po’ noioso, al momento.

Quindi eccomi temporale. Spaccami, inondami, ribaltami, fammi paura, scomponimi, fammi ridere. C’è una parola facile che non voglio perdere, mai, me la tatuo piuttosto. La penso fortissimo: Eccomi!

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Informazioni su runpauline

Bibliotecaria, regina dei finti tamarri, conduttrice radiofonica, musicista, in psicoterapia da sempre, ho Venere al medium coeli e me ne dolgo. Prima di morire ho una lista di cose da fare che comincia con: Aurora boreale. con il nome diArabella Urania Strange scrive anche su una risista speciale: Quasi la rista che non legge nessuno http://www.obloaps.it/quasi/
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