Le Perseidi (12/08/2016)

mappacielo

Non riesco a dormire, stanotte. Mi vengono in mente tante cose, e ora lo scheletro del gattino morto che ho visto oggi pomeriggio. Stavamo lasciando da mangiare nel posto speciale quando A. ha fatto yuuuuuh e io mi sono avvicinata e ho visto i denti, le costole, e per il resto poteva esser un ammasso di foglie secche lasciato dal temporale. Stanno morendo i gattini della colonia, sono solo fiera di averne salvato uno, Mosé. Mosè aspetta di compiere i mesi giusti ed essere adottato. E’ buono, tigrato, si è battuto come un pazzo per non lasciarsi catturare, ho portato i segni sulle mani per settimane. Ero fiera anche di quelli.
Per gli altri, specialmente per i due amici, il nero e il grigio, non posso fare niente, Cibo, acqua, inutili trappole.
Mosè è la mia moneta d’oro.

M. mi ha mandato la foto di un’insegna luminosa. E’ rossa e dice Hotel Derby. Quando avevo 4 anni sono stata al mare con mia zia, mia nonna e la mia cuginetta di un anno. Mia madre era a casa con mia sorella appena nata.

Retrospettivamente, non penso di essere stata molto contenta, anche se la mia mamma mi mandava una cartolina ogni giorno, di paperi e cenerentole, che conservo ancora. Alcune scritte fitte fitte. Io amavo il mare, ma strategicamente essere lontana da casa mia che conteneva un’altra bambina forse mi impensieriva. Siccome però ero una bambina buonissima, niente è trapelato. Ma ho un ricordo di quella vacanza.

Anche se mi avevano detto di non allontanarmi mi ero allontanata dall’ombrellone per pochi metri ed ero scesa a riva a sciacquare qualcosa (una paletta? Una conchiglia?) e quando sono tornata indietro devo aver sorpassato le nostre sdraio senza accorgermene, e come fanno i bambini ho camminato.

La soluzione doveva trovarsi a un certo punto di una linea retta e io ho continuato a camminare sulla spiaggia, nella stessa direzione chiaramente sbagliata, ma forse no, saranno state le cinque, io mi giravo anche a guardare alla mia sinistra perché mi avevano insegnato che per trovare l’ombrellone dovevo vedere dietro la pineta l’insegna dell’Hotel Derby. Che io vedevo, ma da un punto tutto sbagliato, e non capivo se dovevo spostarmi io oppure sarebbe bastato muovere la testa per guardare da un’altra angolazione e sarebbe andato tutto a posto. Ho camminato tanto tanto cercando di non piangere, ma quando un ragazzino che giocava a bocce mi ha dato uno spintone sono crollata. Se penso a quanto ero piccola mi spavento. Devo tornare qui, grande, e pensare che siamo fatte degli stessi circuiti, anche se le molecole che ci compongono sono già state sostituite più volte.

E infatti la bambina bionda con la coda di cavallo mi ha trovata e mi ha portata dal bagnino, e attraverso l’annuncio che ogni volta ammutoliva la spiaggia per una frazione di secondo – sembrava a me, in ogni caso: bambini perduti! – mia zia mi ha recuperato.

A me la storia era sembrata durare ore, sono state probabilmente decine di minuti, ma tornate nella stanza dell’albergo piangevamo tutte abbracciate, e io ripetevo in modo che persino allora mi appariva insensato Non Lo Faccio Più.

Lo dice mia madre, ero una bambina così buona. Non sapevo che si potesse desiderare di farla pagare a qualcuno. Sono ancora così: le mie fughe sono patetiche. Le ragazzine coraggiose e altruiste nei libri mi conquistano immediatamente.

Adesso per dormire ho preso troppo sonniferi. In sovrapposizione, ogni volta un po’ più esasperata della volta prima. Poi mi sono ricordata che si può anche morire dimenticandosi di aver già preso dei farmaci per dormire e allora mi sono messa a scrivere: dell’insegna rossa Hotel Derby, il mio Twin Peaks adriatico, inutile grottesco simbolo di un riferimento per non perdersi mai, e del lo scheletro del gattino, che era così simile a niente. Avrei pianto volentieri per il gattino, se ci fossi riuscita. Credo mi sarei sentita più leggera.

Invece sono solo nervosa, per l’insonnia, per la mia debolezza di questo periodo, per le pillole che non funzionano ma ti distruggono, per la mia sconclusionatezza.

E non ho visto neanche una stella cadente. Stanotte c’erano, ma tanto io non le vedo mai, o quasi. Forse mentre sono qui in camere col pc acceso fuori staranno piovendo, le perseidi.

 

Informazioni su runpauline

Bibliotecaria, regina dei finti tamarri, conduttrice radiofonica, musicista, in psicoterapia da sempre, ho Venere al medium coeli e me ne dolgo. Prima di morire ho una lista di cose da fare che comincia con: Aurora boreale. con il nome diArabella Urania Strange scrive anche su una risista speciale: Quasi la rista che non legge nessuno http://www.obloaps.it/quasi/
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