Nel temporale. (10/08/2016)

lightingstorm

Lux è sparita. Siamo tutti preoccupati.

Non sappiamo nemmeno se è uscita nella notte che circonda l’albergo. Non è una notte naturale, è il mondo dentro un teschio, il mio. Davanti vedo dei pini marittimi e una strada con negozi chiusi che si perde nell’oscurità, dietro c’è la pineta e poi il mare, non so quanto sia lunga la spiaggia, ma ci puoi camminare per ore… intorno come un grande Grigio c’è il nulla, il non necessario. Magari Lux c’è cascata dentro.

E se invece si è chiusa da qualche parte, in cantina, in soffitta? Il golem scuote la testa, niente in cantina, e sotto il tetto Cage dice che non c’è, ma possiamo fidarci?

Qualcun altro dovrebbe salire in soffitta, Non ci piace la soffitta.
E io dovrei decidere chi.
Io, la navigatrice.

Sono senza faccia, Cioè, ce l’ho nel mondo esterno, qui dentro no. Sono una che sta sempre di spalle, o con la faccia nascosta dalla penombra, o dal cappuccio di una felpa. Non so perché. Forse ho anche delle maschere, bianche, nere, verdi e oro. Tutte quelle che voglio. Dovrei provare: teste di animale, lettere dell’alfabeto, ma non la mia faccia.

Se penso alla mia faccia, mi viene in mente la morbida buccia verde con cui il papavero l’ultimo giorno custodisce i suoi petali spiegazzati di seta rosa cupo. Pronta a spaccarsi, e a rivelare il suo tesoro.
Il papavero può farlo una volta sola, poverino

E’ stato il vento, penso, che l’ha fatta uscire. Così impetuoso. Fa sbattere ogni imposta, sbatacchia gli alberi, in pochi minuti tutte le stelle sono scomparse sotto una coperta nera e pesante di nuvole, ma non capiamo quando arriverà la pioggia. Domattina, forse.
Difficile dormire, senza Lux

Nessuno se n’è mai andato dall’Albergo, si arrivava solamente, le creature si presentavano alla porta, si svegliavano in un letto, brontolavano in fondo a un corridoio buio. Io osservo e ascolto. Ricordo i loro nomi.

Qui, faccio le domande. O sogno. Sono quella che incontrate per strada, insomma.

Amo questo mondo nella mia testa, un mondo di creature che sono tutte me, e mi fanno vedere quante cose, miliardi, ci sono qui dentro, in questo posto che era un buio informe e morbido in cui odiavo stare, che mi dava la nausea. Adesso c’è un albergo, il mare, e loro. E io mi sento io. Come se mi fossero venute le mestruazioni, o mi fossero cresciuti i capelli. E mi è più difficile sentirmi sola.

Per far questo forse ho accettato di essere la parte nascosta dello specchio, l’interno della sua lamina lucente. Sono il piombo, quel che non riflette, la membrana che separa un mondo dall’altro.
Sono leggermente fuori, credo.

Sto riprendendomi dagli effetti collaterali di un farmaco dal nome rassicurante che però ad un paziente su dieci da effetti collaterali brutali. Tra quelli che sperimentavo io c’era angoscia intensa, confusione, incapacità a concentrarmi su qualunque cosa e agitazione simile ad un inizio di morbo di parkinson. Io ero uno dei dieci.
Mi piacerebbe incontrare gli altri 9.

Adesso mi hanno cambiato cura. Pian piano il circo dei sintomi si calma, e la notte con 15 gocce di questo e mezza pastiglia di quello dormo. Un po’.

Ho trovato un biglietto di Lux, stamattina. Dice Ve l’Avevo Detto.

Credo di capire cosa intende: Lux vuole emozionarsi. Vuole divertirsi, e ballare, e drogarsi. E se capita baciarsi e toccarsi con qualcuno, o finire a letto, e ridere la mattina, e fare colazione con la brioche alla crema. Vuole essere stupida. Serve più stupidità qua dentro.
A me Lux piace, e si è scelta un nome così squisito, come un bocciolo luminoso che si apre. Lux magnolia.
Se c’è una che non ha paura di andare ad esplorare il Grigiore, è lei.

Avrebbe preferito andare a ballare, forse.

In riabilitazione si nascondeva tra due cespugli e ballava con le cuffie Jay Reatard: BLOODVISION!!!!!!!
Ballava scomposta, solo felice di sentire quel legame assurdo con un musicista morto, di essere invisibile in mezzo ai lauri, di essere viva di mattina presto.
Questo lento riprendersi non fa per lei.

Però ti aspetto Lux. Lo so che torni. Io e te siamo vicine così, come indice e medio. Tu sei ovviamente il medio. Pauline dice che in soffitta non ci sei davvero, ma che qualcuno ci va a leggere perché ha trovato un sacco a pelo e una lampada arancione, degli anni 70. Sopra il sacco a pelo, due scatole di biscotti al cioccolato.
Il resto della soffitta sembrava tranquillo. Non faceva più paura come Gormenghast.

Lux deve aver spostato il buio fuori, se l’è portato dietro come un palloncino legato a un filo.
E adesso me la immagino che cammina con le mani in tasca bellissima androgina vestita di bianco coi pantaloni di pelle e una maglietta di Tin Tin e l’oscurità l’accoglie, e lei la illumina da dentro come un temporale.

Informazioni su runpauline

Bibliotecaria, regina dei finti tamarri, conduttrice radiofonica, musicista, in psicoterapia da sempre, ho Venere al medium coeli e me ne dolgo. Prima di morire ho una lista di cose da fare che comincia con: Aurora boreale. con il nome diArabella Urania Strange scrive anche su una risista speciale: Quasi la rista che non legge nessuno http://www.obloaps.it/quasi/
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