Azzurra (26/07/2017)

Viaggio verso nord e il cielo è azzurro e tempestoso, mentre a sinistra il sole scompare in una corona sfolgorante di luce tranquilla. Sopra la mia testa, luminose, giallo limone, crema pasticcera, oro, le nuvole si mostrano di pancia, con bordi cupi e pesanti, la promessa di un temporale che non c’è stato.

Le nuvole hanno forme di animali, mostri e angeli. Soprattutto angeli, visto che gli angeli possono avere qualsiasi forma, anche incomprensibile, tipo questa massa qui e quel pezzettino là sono un’unica creatura che emerge dal cielo come un ippopotamo da un fiume. Un’esperienza che sembra un sogno ma ho avuto davvero, circa 30 anni fa, in gita con un grande amico, un amico medio, e uno di cui ero innamorata. Siamo finiti lungo un fiume e abbiamo assistito a una scena irreale. In una pozza profonda circondata da gente silenziosa ed eccitata un ippopotamo che viveva con un circo viaggiante si era immerso lasciando visibili solo il naso e le orecchie, e faceva il bagno felice. Due lavoratori del circo, con un lungo bastone, cercavano di farlo uscire, e alla fine ci sono riusciti, l’ippopotamo era grosso ma docile, l’hanno fatto entrare un una gabbiona e l’hanno portato via. Più tardi ha piovuto, si è alzato un odore buonissimo e caldo di erba e polvere, ma l’ippopotamo aveva oscurato tutto, quasi anche l’amore che provavo per quel mio amico. Anche adesso, quando penso a dimensioni che si intersecano, penso sempre a quell’ippopotamo, di cui vedevamo dei pezzetti innocui a pelo d’acqua, mentre sotto la superficie c’era una bestia enorme, che se si fosse girata di colpo avrebbe alzato un’onda mostrandoci un grande culo lucido.

Quindi anche le nuvole piccole e grandi possono essere frammenti di un angelo enorme che si rigira nell’oceano del cielo, sparisce, riemerge in un’altra posizione. Quindi come con gli ippopotami bisogna stare attenti a non essere calpestati a morte, in una tempesta, un tornado, o un vuoto d’aria.

Non riesco mai a guardare qualcosa senza pensare che sembra qualcos’altro, che sembra poi qualcos’altro ancora e così via, finché qualunque cosa è un vocabolario del mondo.
Devo anche stare attenta perché ho avuto un incidente, tre settimane fa. Mi sono addormentata al volante.
Non mi sono fatta niente, ho distrutto la macchina.

Non riesco a credere di essermi addormentata al volante.
Ascoltavo la radio e c’erano C. e N. in replica che parlavano di cinema, e io ho fatto una curva e C. parlava, N. parlava e shshshshhhhhhhhhh mi sono entrati dei rami dal finestrino. Ero ferma in mezzo a delle piante con la ruota anteriore destra sollevata, una tonda mano di gomma protesa in cerca d’aiuto.
Farò un elettroencefalogramma lunedì prossimo, ma lo psichiatra dice che c’entrano l’ansia e il sonno e dopo l’esame, se tutto va bene e lui dice che tutto andrà bene, mi cambierà prescrizione.
Così dormirò.

Io dormirei solo dopo le 5. Del mattino. E dormirei benissimo, e profondamente.
La notte invece continuo a svegliarmi, come se dovessi apparecchiare un tavolo, o controllare una fattura.
Al mattino sprofondo in un sonno comodo, accogliente, pieno di sogni.
Ci scherzo sopra, sul mio fuso orario diverso. Ho fatto delle ricerche, corrisponde all’ora di Nuuk, Groenlandia.
Sono sempre stanca, al mattino. Buttata giù dal letto e fuori dalla Groenlandia.
Ma non avrei mai immaginato di addormentarmi al volante.

Non arrivava nessuna auto dalla direzione opposta, non c’erano pali, o alberi, o muri. Cani, pedoni.
Curva, voci, rami nel finestrino, faceva molto caldo e il vetro era abbassato. La macchina era malridotta, La climatizzazione non funzionava. La vernice della carrozzeria era azzurra.

Dentro era sempre piena di libri abbandonati. Cd. Bottiglie d’acqua da mezzo litro, vuote o mezze piene.
Non aveva viaggiato molto. Era vissuta per lo più in coda, tra la casa e la biblioteca, o cercando parcheggio vicino ai locali in cui mi do appuntamento con gli amici.
Raramente si era avventurata fuori città, ora grazie a Maps aveva girato un pochino di più, ma come mia nonna paterna, o anche meno. Mia nonna non aveva la patente, ma secondo me trasportata da altri aveva girato più della mia macchina, alla fine.
Quando l’ho lasciata dal meccanico perché venisse rottamata mi sono sentita in colpa.
Ma era morta, o almeno paralizzata, le ruote storte, il muso schiacciato, il radiatore trafitto da un ramo.
Non mi è sembrato che mi guardasse con un’espressione particolare. Era composta.

Non riesco ad abbandonare nessuno, niente, nemmeno lo spirito delle cose.
Ma almeno un’auto ha la forma di auto, non di gatto o pantera, come i miei animali di pezza che sono immortali perché non sono vivi. Abitano sulle mensole di camera mia, ammucchiati a creare amicizie che organizzo, la pimpa vicino al cagnolino azzurro, il gattino nero vicino alla tigre. La renna con l’ippopotamo e l’altro gattino nero.
Le amicizie tra oggetti a volte mi sembrano più affidabili e difficili da rompere di quelle tra persone.
In realtà basterebbe buttare via la tigre, e il gattino numero uno resterebbe solo.
Ma non lo farei mai.
Lascio un pezzetto di me dentro di loro quando esco di casa. E Lascio il letto in Groenlandia, anche se ho sonno.
Poi smetto di pensarci, ma quel pezzetto è al sicuro.
Non so se c’è mai stato un pezzetto di me nell’auto azzurra.

E’ probabile. Ci ho pianto molto, guidando, o ferma ai semafori. Ho cantato coi cd. A volte sono tornata a casa, di notte, col cuore che batteva come una campana, dang, dang, felice. Ho accompagnato a casa amici che non ci sono più.
E’ tutto come qualcos’altro che a sua volta è come qualcos’altro finché non ti addormenti al volante e ti svegli fra i rami e dopo aver pensato ma cosa, e cazzo, pian piano pensi che avresti potuto morire.
Che magari sei morta e non lo sai. E questo è un mondo parallelo, in cui hai un’altra possibilità..
Che stai già sprecando, perché cosa si può fare, se non sbagliare, e sbagliare.

Oppure è questa la regola: è quando credi di far giusto che le stelle piangono, gli oceani sbadigliano, la luna si chiude come un occhio.
Addio, macchinina.

ippopotamo

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Informazioni su runpauline

Bibliotecaria, regina dei finti tamarri, conduttrice radiofonica, musicista, in psicoterapia da sempre, ho Venere al medium coeli e me ne dolgo. Prima di morire ho una lista di cose da fare che comincia con: Aurora boreale.
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