Lallalallalallà (13/03/2020) – Diari del Coronavirus #3

Oggi tra le iniziative per affrontare insieme la quarantena c’era un flash mob in programma, i musicisti chiusi in casa potevano partecipare cantando o suonando dalle finestre e dai balconi. In realtà poi dal mio terrazzo io ho sentito un inno di Mameli e basta, silenzio.

Alcuni anni fa ho cominciato a registrare un disco. Breve, cinque pezzi e una cover, doveva essere una cosa veloce. Non è ancora pronto. Ogni singolo passaggio, dai provini alla registrazione alla produzione alla stampa del cd, è inciampato in eventi imprevedibili, sfighe, malanni, incomprensioni, e io non sono brava a coordinare, per niente. Direi che sono disastrosa.  In questo momento 200 cd stampati sono sopra un armadio, in attesa della copertina. Eravamo veramente a un passo dalla fine, i miei amici grafici avevano tutto pronto, mancava un passaggio minimo, fisico: dovevo portare un campione di carta a R.
Poi è arrivato il Coronavirus.
E in qualche modo mi sono rilassata, ho pensato: Ecco, adesso non è colpa mia, c’è una epidemia, se ne riparla se sopravviviamo.

Però io sono una persona ansiosa, e non completare le cose mi fa soffrire profondamente, mi perseguita come un cagnolino dall’inferno attaccato alla caviglia, non ci penso per ore poi mi viene in mente e scalcio per liberarmene, perché il suo nome è Sei Una Fallita Che Non Finisce Mai Niente.
I cagnolini infernali hanno nomi di questo genere, non Larry o Bob, hanno nomi lunghi, pieni di specifiche vergogne, oppressioni e fantasia. Ne ho avuto uno quando facevo l’università, un altro quando cercavo di prendere la patente, e quando dovevo scrivere la tesi, e ogni volta quando quei dentini affilati, dopo anni e anni, mollavano la presa, guardavo quel cerchio sanguinante di buchini e pensavo: ma perché ci ho messo tanto tempo?
Perché sono io, e le mie strategie cognitive sono migliorate ma resto una persona che fa fatica a cominciare le cose e, se non si possono completare in fretta sotto pressione, tende a mollarle.
Funziono con l’euforia. La pazienza mi costa moltissimo ma, a tratti, la amo. La costanza, invece, non mi appartiene: è piuttosto buffo perché è anche il nome di mia sorella, quasi i nostri genitori sapessero che potevano usarlo per lei perché io, già a quattro anni, ne ero totalmente priva. In cambio me la gioco con l’ostinazione, che è un cane più grosso, feroce, di quelli che ti trascinano strattonando il guinzaglio e ti fanno cadere nelle siepi. Per questo il disco non c’è ancora del tutto ma c’è, e ci sarà finché non sarò riuscita a infilarlo nella bustina che sogno e a regalarlo a qualcuno.

L’improvvisazione invece mi rende felice come un delfino nel mediterraneo: salto, tuffo, splash!  Così oggi il flash mob, nel mio quartiere deserto e silenzioso, l’ho fatto solo io.
Era fissato per le diciotto. Ho sperato di sentire qualche chitarra, un flauto, un tamburello: niente. E siccome l’unico dono del mio disturbo bipolare è avere la faccia come il culo  mi sono messa una maglia pulita, il fard rosa pesca, un po’ di rossetto, ho sistemato i capelli inselvatichiti e ho cercato sopra l’armadio, dove c’è il tubo di plastica trasparente pieno di cd. Ho portato sul terrazzo un mega cd/cassette player che mi ha regalato un amico, un coso gigantesco, nero, sopravvissuto agli anni ’90, ho fatto partire la traccia 5 e a squarciagola, la mia voce sulla mia voce, sulla nostra musica, ho cantato.

Era così: la pienezza della voce che si libera, il diaframma che si tende, l’aria che vibra, tutto il corpo che fiorisce invisibile di un’energia che sa di lampi e canditi e sesso e gratitudine, e il cielo sopra, vuoto, la strada sotto, deserta. Io viva e stupida che pensavo a chi, altrove, stava suonando o cantando come me, completamente, verso il mondo e basta.  Era così, e ero felice. Tre minuti e cinque secondi di felicità.
Alla fine ho gridato Ciao Mompiano, Ciao musicisti chiusi in casa, speriamo di rivederci presto!

Poi ho staccato la spina del boombox, sono tornata in casa, mi sono rimessa la tuta e ho pensato che non è impossibile trovare un buco, un cunicolo, per strisciare fuori dall’ansia. Per tre minuti e cinque secondi. Piccolo cane infernale, io questa la considero la presentazione ufficiale del disco. Con l’epidemia, nel vuoto, mentre le finestre specchiano il tramonto, e dietro ci sono le persone, e nessuno di noi sa bene cosa fare di questo momento, ma se non si muore ci sono tantissime cose da fare, c’è il sonno, ci sono i libri, le chat, il silenzio. Poi spero ci sarà un locale, amici, applausi, sudore e luci puntate, e saremo così vicini da urtarci.

boombox

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Informazioni su runpauline

Bibliotecaria, regina dei finti tamarri, conduttrice radiofonica, musicista, in psicoterapia da sempre, ho Venere al medium coeli e me ne dolgo. Prima di morire ho una lista di cose da fare che comincia con: Aurora boreale. con il nome diArabella Urania Strange scrive anche su una risista speciale: Quasi la rista che non legge nessuno http://www.obloaps.it/quasi/
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