Run Pauline: Atomi, cristalli, il gatto e il vuoto (20/07/2014)

Mentre guardavo in su, seduta sul terrazzo, ho visto che dove la passiflora era appassita sbucavano le trombette rosse della bignonia, carnose e splendenti come un fiori tropicali. E ho pensato: eccetera. Sì, che le cose muoiono ma nascono anche, che dove c’è una roba triste di devastazione e sfacelo può scoppiare una sorpresa bellissima, insomma tutti quei pensieri che poi cominci a sentire la speranza come una cicala che vuole uscire dal suo involucro nascosto sottoterra perché son diciassette anni che aspetta, e mi sono spaventata.

Allora sono rientrata in casa e ho ascoltato un pezzo che si chiama Mi Sono Rotto Il Cazzo, che non so se mi piace tanto, ma ha un inizio potente, che mi infilza come uno spillo. Parla della speranza che ti tiene sveglio anche se non ci credi e la odi un po’. Dopo un po’, la odi tanto. Dopo un bel po’, vorresti tirarti su a sedere nel letto e urlare come in un horror degli anni cinquanta.

Finito il pezzo sono tornata fuori, ho pensato che l’anno prossimo devo potare la passiflora, che è bellissima tra l’altro, sembra un gioiello biologico alieno. Ma ho sempre qualche menata quando bisogna occuparsi del giardino, e qui sopravvivono solo piante selvagge e determinate, anche disponibili a periodi di siccità. Alcune ce la fanno, e quelle vivono con me. La bignonia invece è cresciuta molto più giù, in giardino, e mi ha raggiunta scalando un piano dopo :’altro. Adesso fiorisce solo da me, lungo la facciata sono tutte foglie.
Ho la sensazione che la natura mi stia risarcendo con una pacca sulla spalla.

Un altro aggiornamento di terapia, una dottoressa più simpatica; ma una campana din don dan una chiesa vicina che ha suonato nel momento più imbarazzante, mentre ricevevo un messaggio lunghissimo su whatsapp e mi ritrovavo in lacrime davanti ad una psichiatra che incontravo per la prima volta e mi leggeva, con voce perplessa, il giudizio di miglioramento espresso nella mia cartella dal medico precedente.
Originato dal fatto che avevo un libro sotto il braccio.
Legge?
Eh un pochino in questo periodo.
E lui con la penna ha segnato che stavo migliorando.
Non me n’ero nemmeno accorta, era un dottore diverso dalla psichiatra del primo colloquio, quella che consigliava al suo tirocinante la lettura di Donne Che Corrono Con I Lupi, e io volevo tapparmi le orecchie e dire no, no dai basta con queste donne e questi lupi, e coi maschi selvaggi, aiutami davvero, che io non so più come sia essere neurotipici, o se serva a qualcosa.

Adesso prendo: 50 mg la mattina, 50 mg a pranzo, e il pranzo è una pappina al cioccolato tipo novantenni invalidi in Florida, imboccati dai figli anziani, e poi 50 mg a cena. La cena non esiste, a volte è una banana. Oggi però ho mangiato un panino con dei semini e l’ho spalmato di philadelphia, che non sa di niente ma è morbido.
L’ho mangiato, era piccolo, mi sono serviti sette morsi.

Sono assolutamente sola.
E’ terrificante
Però faccio finta di niente, parlo coi gatti, telefono, cerco una canzone che mi protegga.
E’ andata nel peggiore dei modi e adesso le mie braccia le mie gambe la mia faccia, specie le guance hanno un fastidiosissimo spasmo di desiderio verso altre braccia, altre gambe e guance. E labbra.
Mentre vivo la mia routine di pastigliette, serie tv, a volte uscire, ho dentro mezzo lupo alchemico che cerca di congiungersi all’altra metà. Lo vedo benissimo fino ai fianchi, vedo le zampe davanti, nere, il muso scuro, gli occhi gialli. Gli manca la metà dietro, come a quei giocattoli da montare che si trovano nelle kinder sorpresa.

Oggi giornata buona, visti due amici, lei bellissima e con un bambino nella pancia. E un cagnolino in mano. Lui mi ha fatto ascoltare la stesura del loro disco nuovo, premix, e mi ha dato una scheda da compilare sui pezzi, e un pennarello verde. Superprofessionale.
Era bello, era un’ora strana, della gente allestiva una cosa teatrale, io stavo li sdraiata con le cuffie e gli stivali sul divano, sentendomi in colpa perché poi dovevo volare a casa per gli orari di visita fiscale.
Ma è stato emozionante, poi, discutere numeri di giri o cori, mi sono sentita viva e utile. E me stessa, o come mi sembra di ricordarmi.

Non so come spiegare, ma isolarsi così dal mondo e alterarsi con le sostanze legali ti cambia, non sai più come sei, se sei intraprendente fai dei tentativi a casaccio per scoprirlo, se sei stanca e depressa resti semplicemente lì come un fagotto, un fagotto con un io frantumato.
Un sacco pieno di cose di cristallo che si sono frantumate, sbriciolate, disintegrate in schegge sottilissime e taglienti.
Magari è meglio se domani il mio io ricomincio a visualizzarlo come un canotto squarciato da una coltellata; isolante, adesivo, e subito rigonfiare. Un complimento su un vestito, un apprezzamento per una cosa che hai fatto o per come la fai, qualcuno che ti ricordi le cose che ti piacciono, e che potrai fare ancora, e a volte ti pagheranno anche.
Il canotto si rigonfia. Canotto vince su sacco di vetri taglientissimi.

Dopo mesi che vive con me e gli altri due gatti, il gatto rosso Zoran sta prendendo confidenza con la casa, ha stabilito una grandissima amicizia col gatto piccolo, si menano di continuo, poi si leccano le orecchie a vicenda.
Ma è impossibile da toccare.
Finora riuscivo a sfiorargli il nasino rosa con la punta dell’indice quando mangiava. Per un attimo.
Adesso sono riuscita due o tre volte ad accarezzarlo. Si irrigidisce, scatta, ma non cerca di graffiarmi e sembra che forse un giorno lo potrò accarezzare, lo potrò curare se si ammala per esempio di otite che devi infilare le gocce nelle orecchie dei gatti e se il gatto è selvaggio ti apre.

Quando riuscirò ad accarezzarlo ancora? Quanto dura la fioritura della bignonia? Quando vedere la gente che mangia smetterò di darmi la nausea? Quando smetterò di pensare che il vuoto sia la morte?
Dice Fritjoff Capra che se un singolo atomo fosse grande come la cappella sistina, il nucleo sarebbe grande come un granello di sale. E il pulviscolo intorno al granello di sale sarebbero gli elettroni.
Cioè, io sono fatta di questa roba?

E’ un po’ meraviglioso immaginare questo atomo gigante, e la microscopica leggerezza delle sue componenti. Le loro orbite, l’energia.
O vedere una cascata di fiori rossi colonizzare una terrazza altissima, toccare un animale che non si fidava.
Non posso credere che queste cose esistano tutte insieme senza che la loro realtà mi faccia esplodere il cervello. Eppure, eccomi.
E non avrei voluto parlare della speranza, quella stronza.

 

bignonia

 

 

Informazioni su runpauline

Bibliotecaria, regina dei finti tamarri, conduttrice radiofonica, musicista, in psicoterapia da sempre, ho Venere al medium coeli e me ne dolgo. Prima di morire ho una lista di cose da fare che comincia con: Aurora boreale. con il nome diArabella Urania Strange scrive anche su una risista speciale: Quasi la rista che non legge nessuno http://www.obloaps.it/quasi/
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2 risposte a Run Pauline: Atomi, cristalli, il gatto e il vuoto (20/07/2014)

  1. Kinch ha detto:

    Quando smetterai
    Di pensare, il vuoto
    Non sarà morte

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